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La mia vita

È tutto una schifezza tranne le api! (Cosa fare in pensione?)

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Mettete «il cubo» per creare l’atmosfera:

Immaginiamo lo scenario migliore:

Avete raggiunto l’età in cui potete non lavorare. Non per forza a sessantacinque o settant’anni, può succedere anche molto prima. Il senso stesso della pensione, e del riposo in generale, è poter fare tutto ciò che si vuole quando si vuole. Anche se quel «fare» significa non fare nulla, e allo stesso modo se significa passare giorni in garage a costruire la statua di un Transformer che nessuno apprezzerà mai e che i discendenti venderanno o taglieranno. A questo proposito vorrei raccontarvi una parabola:

Del vecchio e delle api

C’era una volta un uomo che per tutta la vita non fece altro che occuparsi di api. Visse a lungo, novantanove anni. E quando venne il suo momento, la gente andò a salutarlo sul letto di morte. Perché lo conosceva tutto il villaggio. Gli chiesero: nonno Ivan, tutta la vita ti sei occupato solo di api. Dicci, cos’è che conta di più nella vita?

Il vecchio disse: «Ragazzi. È tutto una schifezza tranne le api!»

Dopo essere rimasto un po’ disteso a pensare, il vecchio, ormai morente, con l’ultimo respiro disse:«E a pensarci bene, anche le api sono una schifezza», e morì.

Fine

Ed eccovi lì, vi alzate la mattina non perché lo volete ma perché ormai ci siete abituati. Vi lavate, vi vestite senza fretta e fate colazione. La giornata che avete davanti è tutta vostra. Nella vita avete guadagnato abbastanza per mangiare bene e dormire sereni, avete fatto studiare i figli e adesso li vedete di rado. Hanno la loro famiglia e i loro problemi. Vostra moglie o vostro marito non vi diranno più nulla di nuovo. Forse è arrivato il momento di fare tutto ciò che avete desiderato per una vita.

– Magari vivere vicino al mare?

– Costruirsi una casa da soli?

– Restaurare un’auto o una moto?

– Imparare a suonare il pianoforte?

Un mio conoscente dice che quando andrà in pensione se ne starà seduto sotto il portico a fumare canapa tutto il giorno. E a coltivarla. Una specie di contadino.

Io invece sto già scrivendo la lista delle cose che vorrei fare «poi». Solo che la domanda è: è giusto così? Bisogna davvero passare tutta la vita a sopportare e a fare ciò che non si vuole affatto, ma ciò che si deve? Per poi, forse, se le forze e la salute lo permetteranno, se i figli saranno indipendenti e realizzati, se avrete guadagnato abbastanza, se non arriverà la fine del mondo, se il lavoro finirà e ci sarà tempo per altro, e magari passerete al lavoro il resto dei vostri giorni? È giusto tutto questo? E perché ci sono tanti «se»? Davvero la vostra felicità deve dipendere da questi «se»?

Iniziate la vostra lista! Ricordate o scrivete ciò di cui vorreste davvero occuparvi e cosa vorreste fare. La vita passa, e cosa ci sia dopo non lo sa nessuno. Forse ci sarà una seconda possibilità? Forse osserverete da fuori? E se invece oltre ci fosse solo il vuoto e nulla davanti… E voi avete solo aspettato e aspettato che finissero quei «se». E che sia, per un breve istante prima della morte, o forse già dopo, che vi prenda la tristezza: la tristezza di non aver mai visto la fine di quegli strani, infiniti, spietati «se».

Auguro a tutti voi di trovare la forza e il tempo di fermarvi e di svuotare la testa. Di permettervi di distruggere quei «se».

E lasciate che sia io l’esempio. Non che mi vanti, ma volevo scrivere questo articolo da tempo, volevo sedermi e filosofeggiare, mettendo da parte tutti i «se». L’ho fatto. Letteralmente dieci minuti fa. In quel tempo una bella melodia è passata tre volte. Mi sono rilassato. Mi sono divertito, ho guardato dentro me stesso. È rimasto il mio lavoro sulla carta, un lavoro piacevole. Ne sarò fiero, e anche se tutti diranno che è tutto una schifezza tranne le api, per me avrà valore. Spero che anche per voi qualcosa abbia sempre valore.

E adesso qualcosa di divertente sulla pensione:

PS: a ispirare questo testo è stata questa storia:

Alcuni amici da bevute, di età compresa fra i quarantasei e i settantasei anni, sono stati riconosciuti colpevoli del furto di gioielli per venti milioni di sterline.

Quando la polizia controllò il caveau non trovò altro che polvere, spazzatura e attrezzi sparsi: tanto puliti erano stati. Ecco, a proposito, la loro foto:

L’età dei criminali, la sfacciataggine del furto e il modo in cui furono presi divertirono e scioccarono gli inglesi in egual misura.

Ecco i dettagli principali della storia:

– Il settantaseienne Brian Reader usò il suo abbonamento da pensionato per raggiungere il luogo del furto.

– Il colpo fu pianificato per tre anni, e il luogo della pianificazione era un pub del nord di Londra.

– La banda si travestì da operai, poi scese nel vano dell’ascensore e scavò per due giorni.

– I vecchi tolsero le telecamere di sicurezza all’interno dell’edificio, ma dimenticarono quelle esterne. Grazie a questo la polizia riuscì a rintracciare il settantaseienne John Collins, che innervosiva gli altri perché si addormentava di continuo mentre faceva il palo.

– Durante i pedinamenti la polizia li vide vantarsi del colpo al pub.

– La polizia trovò una copia di «Criminologia per negati» a casa di uno dei vecchi.

– I vecchi nascosero il bottino in vari nascondigli, come un cimitero o una PENTOLA. Tuttavia ne è stato ritrovato solo un terzo.

L’investigatore disse che erano gli ultimi criminali analogici in un mondo digitale.

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