Non guardo la televisione da parecchio tempo. Da circa cinque anni la ascolto passivamente, con mezzo orecchio, quando sono dai miei genitori o nella stanza di mia nonna. Nella mia camera il televisore fa da grande monitor, nel caso volessi guardare il calcio o un film trasmesso dal computer. Ho persino pensato di venderlo, ma poi mi sono ricordato che magari i figli vorranno guardarlo, quando ci saranno, o che potrei incontrare una ragazza a cui questa cosa interessa.
Ricordo che una volta guardavo su YouTube un video in cui folle di persone si radunavano davanti ai supermercati in attesa di uno sconto o di una promozione. Si schiacciavano a vicenda per ottenere a prezzo scontato o del tutto gratis un televisore o un altro elettrodomestico. La stessa frenesia davanti alle porte dei supermercati la creava un’azienda svedese che, per esempio, regalava i primi dieci pezzi. In quelle calche per l’affare le persone si facevano spesso male. L’avidità muove la gente.
Quando guardavo quei video giuravo a me stesso che non sarei mai diventato parte di quel gregge. E tanto meno avrei calpestato la mia umanità. Ma sono passati gli anni e a me è successo qualcosa di simile. Spero che questa storia vi diverta e sia anche istruttiva.
https://www.youtube.com/watch?v=E8l3QV3a6o0
Tutto cominciò quando il 23 aprile 2015 mio padre compì cinquantadue anni. Naturalmente pensavamo a cosa regalare al festeggiato. Ed ecco che a mia madre capitò sotto gli occhi un volantino con una promozione di un supermercato di elettronica in Italia: c’era scritto che, acquistando il 25 aprile un televisore da 650 euro, il negozio avrebbe dato altri 650 euro da spendere in qualsiasi altro acquisto nello stesso supermercato dopo il 3 marzo. In pratica, un televisore smart da cinquanta pollici lo ottieni gratis, se spendi 650 euro nel negozio.
Mia madre propose di fare una colletta. L’idea mi sembrò interessante e ragionevole. Con gli altri 650 euro pensavamo di prendere una lavatrice (la nostra si era rotta tre giorni prima) e un telefono nuovo per mio padre, perché aveva rotto il suo e faceva fatica. Sarebbero avanzati un paio di euro per qualcosa per la casa.
Ma il giorno prima di andare al negozio, verificando i dettagli della promozione, scoprii che i televisori erano solo 600. E non 600 per ogni negozio, ma 600 per tutta l’Italia. Allora telefonai direttamente al supermercato e scoprii che a quello vicino a noi ne erano stati assegnati solo cinque. Naturalmente mi opposi decisamente all’idea. Mi ricordai delle calche viste su YouTube. E sinceramente non volevo parteciparvi. Ma dopo lunghe insistenze di mia sorella e di mia madre accettai di andarci con lei. Tanto gli italiani adesso non hanno soldi, nessuno comprerà una cosa così, e comunque io non capisco niente. Così andammo.
Avevo ragione. Già avvicinandoci all’ingresso vedemmo una folla di circa cento persone. Ovviamente ottenere il televisore in quelle condizioni era quasi impossibile. Mia sorella però era piena di determinazione.
Ci infilammo piano piano fino ai primi cancelli e, quando si aprirono, corsi all’ingresso e mi ritrovai in seconda fila. Cominciarono urla e insulti; la mia altezza di 1,97 e i miei 140 chili mi diedero un vantaggio. La gente litigava fra sé. Nel frattempo tirai mia sorella per mano accanto a me, in seconda fila. Arrivarono le nove e il direttore del negozio non voleva aprire, perché vedeva che la folla si sarebbe precipitata dentro e non si sapeva come sarebbe finita. Arrivò la polizia.
I ragazzi che avevano aspettato tutta la notte davanti al supermercato, dormito nei sacchi a pelo, patito il freddo più di tutti, consegnarono al direttore una lista con i nomi, sperando che desse a loro il diritto di acquisto. Ma la folla non fu d’accordo. Primo, perché nel regolamento c’era scritto che avrebbero comprato i primi cinque che avessero portato un televisore alla cassa. Secondo, perché quei ragazzi avevano già comprato prodotti in promozione per tutta la settimana precedente: volevano semplicemente guadagnarci, non comprare qualcosa che serviva loro in casa.
Il televisore si poteva comprare solo con un foglietto rilasciato dal direttore stesso.
Dopo altre discussioni misi mia sorella davanti a me e dissi che se voleva provasse pure, ma io non avrei partecipato a quella cosa, era stupida e da gregge. Tanto più che un paio di persone mi avevano già accusato di essere il più grosso e il più furbo, di aver spinto tutti per arrivare più avanti. Non mi piace discutere con la folla, è inutile. E ancora meno comportarmi come un animale.
Ma mia sorella voleva davvero fare un regalo a nostro padre. Se lo meritava, certo. Allora mi chiese, dalla terza fila, di tenere per la tasca posteriore un albanese che spingeva anche lui con forza, e di spingerla avanti quando i cancelli si fossero aperti. Lanciare mia sorella? Sul serio? Un nuovo sport: «lancio della sorella nella folla». Davanti a mia sorella c’era un poliziotto…
Quando i cancelli si aprirono tenni l’albanese, gli strappai la tasca e spinsi mia sorella addosso al poliziotto. Lei scoppiò in un pianto teatrale e, mentre il direttore consegnava l’ultimo foglietto, glielo strappò di mano gridando «SONO LA PRIMA!». Sì, sì, sì, ho ceduto. Abbiamo strappato il televisore. È stata una follia.
Dopodiché entrai tranquillamente con le persone che stavano dietro e non avevano partecipato alla calca. Non mi aspettavo dalla mia sorella tranquilla tanta combattività e tanto sacrificio. È stato epico! Lei piange, le hanno dato una gomitata nello stomaco, un poliziotto la tiene e la calma. Io entro, mi fermo e la vedo con quel foglietto in mano che singhiozza. Ed ecco che a uno di quei ragazzi che avevano aspettato tutta la notte nei sacchi a pelo saltano i nervi e comincia una rissa con il direttore, perché non aveva dato a loro il diritto di acquisto. Cadono gli scaffali, si rompono gli elettrodomestici, e in mezzo a tutto questo io sto abbracciando mia sorella, stringendola a me, e guardo lo spettacolo. Il colpevole fu arrestato e portato via. Noi riprendemmo fiato, prendemmo il televisore, che a malapena entrò nella nostra piccola Toyota Yaris. E tornammo a casa.
Ne è valsa la pena? O no? Adrenalina, rissa e, naturalmente, pubblicità per il centro commerciale. Tutto per i soldi. Come animali. Non lo rifarò mai più. Non fa per me.
Ed ecco il televisore…

