Ho pensato a lungo a cosa scrivere sul mio blog dopo sei mesi di silenzio. E probabilmente la cosa più sensata è raccontare di cosa ho vissuto davvero in tutto questo tempo. Il blog sta su internet, quindi lo considero un luogo pubblico, però lo tengo più come un diario: per rileggerlo fra anni e restare a fissare lo schermo sbalordito da ciò che ho scritto. O per il caso in cui mi capiti qualche guaio alla testa. Grazie a Dio, per ora mantenere questa meraviglia architettonica che Dio mi ha regalato non mi costa caro, come il blog del resto.
Dal giugno 2015 ho deciso che, a ventisette anni e non ancora del tutto sistemato quanto a lavoro e carriera, mi serviva una specie di backup. Per backup intendo un reddito passivo, costante, piccolo o medio, che non porti via molto tempo e non richieda investimenti enormi. Non si può dire che ristrutturare una casa sia facile, né che sia economico. È tutt’altro che economico, in qualunque Paese del mondo viviate. A meno che non stiate riparando un bungalow con i rami di un banano.
Stranamente, l’esempio per questa impresa me lo hanno dato due persone, in egual misura e in modi diversi allo stesso tempo.
Il primo è stato mio fratello. Molti anni fa ha ereditato un appartamento nel centro di Kyiv, che affitta con successo. Si può dire che anche se smettesse di lavorare non morirebbe di fame. Quando una persona ha un flusso minimo di denaro per vivere, si ritrova con molto tempo. Certo, molti con un flusso simile possono fermarsi e dire «a me basta» e vivere, concedendosi ogni tanto qualche guadagno occasionale. Ma non le persone come mio fratello o come me. Siamo irrequieti, di quelli che vogliono essere in movimento e realizzarsi.
Ho capito da tempo che lavorare a stipendio per un capo non era ciò che aspettavo né ciò a cui la vita mi aveva preparato. Anche con difficoltà, anche con una possibile povertà, ma a testa alta e con idee fresche per i progetti futuri.
«Il mio attuale direttore e buon amico Dima dice che cercava da tempo una persona come me: pigra e intelligente. La pigrizia è il motore del progresso, l’ho sempre pensato anch’io. Una persona pigra e intelligente cercherà sempre di ridurre al minimo lo sforzo per ottenere il massimo vantaggio.»
La seconda persona che mi ha ispirato e, si può dire, mi ha dato una spinta, è stato il mio amico Roman. Mentre esitavo davanti al piano, mi ha praticamente buttato in un abisso di problemi e preoccupazioni. Mi ha semplicemente regalato il libro di Robert Kiyosaki «Vantaggio ingiusto», confermando ancora una volta in me l’idea che, appoggiandosi alla fiducia e all’aiuto di persone vicine e affidabili, sotto forma di vari favori, si possono e si devono realizzare i propri obiettivi.
E adesso un breve reportage fotografico…
Ecco com’era la mia cucina estiva prima della ristrutturazione. Per spiegarci: in passato era una stalla, che poi è stata alzata un po’ e trasformata in cucina estiva. Senza bagno né fognatura, non riscaldata, con un impianto elettrico da una o due lampadine, con muri di mezzo mattone. Mio zio raccontava che anche con i termosifoni bollenti lì dentro d’inverno si gelava. Tutto questo andava risolto, e io in vita mia non avevo mai fatto lavori edili. Come mi ha detto più di un vicino anziano: «Yarik, costruire casa è una di quelle cose che lasci in eredità…»
Cominciamo dal micro piano del cortile…

La prima cosa era portare la fognatura. Io e mio zio ce la siamo cavata in circa due settimane:




Più tardi ho capito che bisognava portare via tutta la roba accumulata in quindici anni nella dependance. Armadi, letti, stracci vecchi, scatoloni e tutto il ciarpame trasportato lì in tutti quegli anni. Più di un camion, e non abbiamo portato via tutto. È diventato chiaro che spostare tutto da solo sarebbe stato durissimo, così ho trovato un ragazzo che, per una cifra relativamente bassa, ha portato i mattoni e buttato giù muri e soffitti. Grazie mille a lui, è davvero in gamba.
Abbiamo scrostato muri e soffitti e ridotto in blocchi e mattoni due stufe, una delle quali nascondeva l’ingresso della cantina… Cosa ne ho fatto di quell’ingresso ve lo mostro.
Il soffitto e i muri erano di calce, quindi venivano via facilmente, ma cosa metterci al posto non era per niente chiaro. Perché i muri non erano solo storti. Riuscite a immaginarvi una stalla? Perché mai fare qualcosa di dritto lì dentro? E all’epoca in cui costruirono questa meraviglia architettonica il lavoro non iniziava con un progetto o un disegno, ma con una bottiglia di vodka.




Abbiamo deciso di intonacare i muri del soggiorno, per questo avrei assunto qualcuno, perché è un lavoro difficile e ingrato e da soli ci avremmo messo due settimane. I muri delle camere li avremmo lasciati così, rinforzati con un primer e coperti con rivestimento liquido. Avremmo costruito un tramezzo e, al posto di una stanza lunga, ne sarebbero nate due, con il soggiorno comunicante con la cucina. Più un muro nuovo dove nella vecchia cucina sarebbe comparso il bagno.
Finché fa caldo isoliamo i muri con lana minerale: non brucia come il polistirolo ed è più calda, anche se costa di più. Per me la resistenza al fuoco è stata il fattore decisivo.


Isolato e dipinto di rosa…
Il bagno, e qui di avventure ce ne sono state parecchie. Una delle migliori è che l’impianto idraulico l’abbiamo fatto con tubi Pex o plex. In tutto il mondo si usano per l’acqua, da noi per il riscaldamento a pavimento. Quei tubi li hanno inventati gli italiani, e io lì ci ho vissuto otto anni, mentre mio zio, con cui ho fatto tutto questo, ha vissuto in Portogallo. Quindi sappiamo che un tubo così va nascosto nel muro e che il raccordo deve essere fatto così:

In parole povere c’è una guaina corrugata o un altro rivestimento spesso, e dentro il tubo che si piega. Poi il raccordo si fissa al muro e se il tubo perde o scoppia, Dio non voglia, basta svitare il rubinetto ed estrarre tutto il tubo dal foro. Non rompi il muro, non distruggi le piastrelle, è tutto pensato da tempo. Purtroppo da noi vendono solo i tubi e i raccordi non li importano. Ho dovuto aspettarli dall’Italia e chiedere agli amici di comprarli… per fortuna al Brico si trovano.
La doccia ho deciso di farla da parete a parete e più avanti di metterci una panchina: ti siedi, l’acqua ti scorre addosso, una bellezza.

Abbiamo scelto le piastrelle, le ha posate tutte mio zio, abbiamo montato le porte, posato e isolato il soffitto. Insomma, in qualche modo ce l’abbiamo fatta.
Soggiorno:
La prima e più costosa avventura in soggiorno è stata il riscaldamento. L’installatore mi ha convinto a fare il pavimento radiante: da un lato il termosifone e dall’altro il riscaldamento a pavimento, in teoria una soluzione super efficiente e calda. Abbiamo deciso di togliere tutto il vecchio pavimento di legno, gettare il cemento e posare le piastrelle sopra. Con le piastrelle, tra l’altro, sono stato fortunato: ho preso a metà prezzo le rimanenze di una serie costosa.

Cucina:
Il piano cottura me lo ha procurato mio padre dall’Italia, usato da qualcuno lì. I mobili della cucina li ho ordinati nei magazzini della mia città, ma hanno sbagliato e hanno consegnato tutt’altro. Ho dovuto improvvisare… ho messo insieme quello che c’era.
Sotto lo scaldabagno dovrebbe esserci la lavatrice, ma per ora non c’è. L’ho integrata architettonicamente con il davanzale e l’ho chiusa.
Non per niente ho restaurato mobili antichi per otto anni in Italia: gli attrezzi li so tenere in mano. Ma con il nostro truciolato ho lavorato per la prima volta… vi ricordate l’ingresso della cantina che occupava tutta la stanza?
Ho fatto un telaio:


Con quel telaio ho costruito due divani e un armadio… di fronte ho messo la TV e l’impianto 5.1. Tutto con le mie mani. Sì, lo so che non è perfetto, ma lo stavo finendo la notte prima della prima festa a casa mia: il 28 festeggiavo il compleanno e il 27 qui era ancora tutto pieno di polvere.
Tutto l’impianto elettrico l’ha fatto mio zio, è un maestro dell’elettricità. A dire il vero avrei potuto capirci qualcosa e farlo da solo, ma ci sarebbe voluto un mese solo per leggere come si fa. Grazie a Dio c’è una persona su cui si può contare!
Per fortuna il 20 è arrivato dall’Italia il mio amico Max, quello con cui lavoravo ai mobili, e mi ha dato una mano.
Due stanze:
Qui ho costruito un tramezzo in cartongesso e ho diviso le due stanze con un armadio rivolto da entrambi i lati.
Un telaio di listelli con sopra il truciolato. Il più economico che ho trovato, e pure scuro.
Letti e materassi li ho portati dall’Italia, sulle pareti rivestimento liquido, l’ho steso io per la prima volta. Un paio d’anni reggeranno, poi si vedrà.
Le sedie e il tavolo li ha fatti il mio amico Max. Da un vecchio tavolo sovietico: lo ha dipinto di bianco e, dopo aver verniciato di bianco anche le sedie nuove, le ha carteggiate in alcuni punti perché sembrassero vecchie. Lo stile si chiama Decapato veneziano. Così si può rimettere a posto qualsiasi mobile vecchio, l’importante è che la vernice sia ad acqua e opaca… noi abbiamo usato quella per i termosifoni.
Il giorno prima del mio 28° compleanno io e Max stavamo montando i divani. Alle cinque del mattino la casa era ancora così:


Ed ecco, finalmente, il risultato, grazie a Dio.